Requiem per il salario minimo

C’era una volta una proposta di legge, presentata dalle opposizioni, sul “salario minimo”. Oggi, con la legge delega n. 144/2025, il quadro è totalmente cambiato: il sistema previsto esclude la fissazione di una soglia retributiva minima inderogabile e svilisce la stessa contrattazione. È facile prevedere che, con i decreti delegati, il fenomeno del lavoro povero, che già dilaga in Italia, si estenderà in maniera sempre più drammatica.

Tra “pirati” e “corsari” l’arrembaggio ai salari

Il tema del salario minimo per legge come antidoto (almeno parziale) al lavoro povero è da tempo all’ordine del giorno, accompagnato da rifiuti pregiudiziali o ideologici anche da parte sindacale. Rifiuti a dir poco sorprendenti e che rischiano di determinare una irreversibile rottura con una parte significativa del mondo del lavoro, sempre più priva di rappresentanza sia politica che sindacale.

Lavoro povero e salario minimo

Secondo il 55° rapporto Censis, il nostro Paese è l’unico, in Europa, in cui i salari sono diminuiti negli ultimi 30 anni. Eppure è uno dei pochi che ancora non ha introdotto per legge un salario minimo nazionale. Ciò è dovuto anche alle resistenze delle organizzazioni sindacali, che temono ripercussioni (in realtà inesistenti) sulla contrattazione collettiva.