Disabilità. L’utopia è la direzione verso cui andare

Intorno alla disabilità ruota un vero e proprio business. E, contemporaneamente, in tante strutture i casi più complessi vengono frettolosamente respinti. Per cambiare le cose, serve un impegno consapevole che i diritti e il benessere delle persone più fragili non sono un lusso ma un obbligo costituzionale. Utopia? Forse. Ma l’utopia non è un sogno impossibile: è una direzione da seguire.

2 aprile: un giorno per fingere di interessarsi di autismo e disabilità

La disabilità è diventata un affare per chi specula sulle difficoltà altrui. La legge 112 sul “Dopo di Noi” è inapplicata; la legge 68 sull’inserimento lavorativo viene ignorata, e si spaccia per lavoro lo sfruttamento; la legge 328, che dovrebbe garantire un progetto di vita personalizzato, è diventata un business per “esperti”. E c’è chi plaude al Governo.

Barriere architettoniche: un modo per dire “tu no!”

Il marciapiede senza rampa, la cena organizzata in un locale non accessibile, l’ascensore non funzionante… Ogni barriera architettonica è un odioso «Tu no!». Che fare? Intanto cambiare, tutti, mentalità: non semplicemente “abbattimento di barriere” ma “accessibilità” e “fruibilità” degli spazi fisici, dei servizi, dei trasporti, degli eventi, della comunicazione, delle “offerte” culturali e turistiche.

Il disegno di legge Zan e la libertà di odiare

Istigare a commettere discriminazioni razziali, etniche e religiose è, nel nostro sistema, un reato. Con il disegno di legge Zan l’illiceità penale viene estesa ai casi di discriminazione motivati dal sesso, dal genere, dall’orientamento sessuale, dall’identità di genere e dalla disabilità. Cosa v’è in ciò di liberticida?