Quando l’Europa è complice: lo sterminio dei curdi

Mentre prosegue, da parte turca, il disegno di annientamento del popolo curdo anche a mezzo di armi chimiche, l’Europa chiude gli occhi, reprime le manifestazioni di protesta dei curdi in esilio, nega il diritto di asilo ed espelle i rifugiati verso le galere turche o iraniane. Accade in Serbia, in Francia, in Germania, in Olanda e persino in Svizzera. È questa l’Europa delle libertà?

Greta e i Curdi: «Le nostre lotte non sono scollegate»

L’ecologismo autentico, inteso come cura del creato nella sua unitarietà, si salda con le lotte per i diritti e le libertà di tutte e tutti. Lo dice, ancora una volta, Greta Thunberg partecipando alle manifestazioni indette in Svezia in solidarietà alla donne e al popolo curdo. «Jin jiyan azadi» («donna, vita, libertà») è il necessario complemento di «Svegliatevi, la nostra casa, la Terra, brucia!».

La sua colpa? Era curda e libera

Mahsa Amini aveva 22 anni ed è morta a Teheran per le percosse e torture ricevute. In realtà il suo nome era Jina, ma una giovane curda come lei non aveva diritto all’identità. Era stata arrestata per avere portato il velo in modo “scorretto”. Oggi, per lei e per la libertà del suo popolo, proteste e scioperi percorrono l’Iran e la repressione ha già provocato alcuni morti.

Il massacro dei curdi benedetto dalla NATO

All’epoca della guerra all’Isis i curdi erano eroi, acclamati come i difensori contro la barbarie. Ora, per far entrare Svezia e Finlandia nella Nato, abbiamo svenduto la loro sorte e i tanto conclamati valori occidentali a Erdogan, un sultano che straccia i diritti umani e che ha stabilmente occupato pezzi di Siria e di Iraq senza che nessuno osi alzare un sopracciglio.

L’inferno delle carceri di sterminio turche

La repressione del popolo curdo da parte della Turchia comprende anche l’annientamento fisico (diretto o indiretto). Negli ultimi 10 giorni sono cinque i prigionieri politici curdi morti in carcere in circostanze sospette: Vedat Çem Erkmen, Ilyas Demir, Garibe Gezer, Abdülrezzak Şuyur e Halil Güneş. Il commento di fonti del Governo è lapidario: «sono terroristi in meno da nutrire in carcere».

Il dittatore turco. Una guida per il presidente Draghi

Il nostro presidente del Consiglio ha definito Erdogan un dittatore. Definizione giusta che, peraltro, richiede comportamenti coerenti. Lo sottolinea un giornalista turco, che invita Draghi a visitare alcuni luoghi simbolo della dittatura: dal campus di Bogazici al carcere di Edirne, dove da cinque anni langue Selahattin Demirtas.

Turchia. Quale Futuro per il partito di Erdoğan?

Il 13 dicembre si è consumata una scissione nel Partito della Giustizia e dello Sviluppo (AKP). Il nuovo partito è ideologicamente vicino a quello di Erdoğan ma una frammentazione politica potrebbe scompaginare il campo conservatore religioso e nazionalista da 17 anni al potere. E già si parla di elezioni anticipate.