Aryna, ragazza di origini rumene e protagonista di questo emozionante romanzo di formazione, ha 15 anni e frequenta il primo anno di liceo a Venaria. Vive a Torino da circa un anno, nella periferia nord della città, insieme alla sorella minore Diana, alla mamma e al papà (che si prendono cura di lei come possono, forse esagerando nel riempire la dispensa di merendine e altre schifezze) e a un cane di nome Ghost. Si sa, l’adolescenza è un periodo complicato, una migrazione difficile dall’infanzia alla vita adulta, fatta di entusiasmi improvvisi, libertà, gioia pura ma anche di una complessità emotiva indefinibile, di una sensibilità acutissima difficile da controllare e finanche da dire. Nel caso di Aryna questa migrazione è doppia e decisamente più faticosa. E in questo viaggio, il corpo è un compagno con il quale non sempre è facile andare d’accordo e allo stesso tempo il luogo attraverso il quale si compie.
Con una scrittura che dà conto senza fronzoli della quotidiana e implacabile discesa nel baratro dell’anoressia, questo romanzo esplora la fragilità dei rapporti umani e la vulnerabilità che ci accomuna. È anche un libro di incontri, a scuola, in ospedale, in una palestra di boxe, che segnano traiettorie tra blocchi e avanzamenti. C’è poi il mondo dei libri e della scrittura, come rifugio ma non come salvezza perché, come la professoressa Piersanti scriverà ad Aryna: nessuno salva nessuno e quel libro di Conrad che le ha fatto avere è stato solo un modo come un altro di soffiare un po’ sulle vele della ragazza di vento.

segnalazione di
Filippo Scisciani
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