Tiffany McDaniel, L’estate che sciolse ogni cosa (Blu Atlantide, 2020)
«Il caldo arrivò insieme al diavolo. Era l’estate del 1984 e il diavolo era stato invitato. Quel caldo torrido no». L’inferno non ha fiamme né belzebù con le corna. L’inferno …
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| Vengono qui proposte, con cadenza settimanale, segnalazioni di libri, prevalentemente di narrativa. Le segnalazioni sono effettuate, a rotazione, da librai indipendenti. |
«Il caldo arrivò insieme al diavolo. Era l’estate del 1984 e il diavolo era stato invitato. Quel caldo torrido no». L’inferno non ha fiamme né belzebù con le corna. L’inferno …
1934, una remota isola artica, la forza della natura nella sua durezza, ma infinita sacralità e bellezza. L’esperienza estrema di una donna che riscopre se stessa e il forte …
Evidentemente gli editori che pubblicano libri feel good la sanno lunga. Con questo nome si definisce un vero e proprio genere: quello dei libri pensati con lo scopo di tirar …
Splendido, commovente. Un affresco storico e familiare che si svolge nell’arco di tre generazioni, tra l’Algeria e la Francia, dagli anni ’50 ad oggi. Una narrazione intensa, partecipe, emozionante. …
In “Tutti i nomi”, romanzo di José Saramago del 1997, tutto ruota intorno del Signor José, impiegato presso la Conservatoria dell’Anagrafe, il suo svago è quello di collezionare notizie su persone famose. Ma una notte tra le varie pratiche si intrufola la scheda di una donna sconosciuta. E tutto cambia…
Il racconto horror surreale Shirley Jackson evoca l’orrore drammaticamente reale delle dittature. Il meccanismo è chiaro: il sacrificio del singolo, di una minoranza, di qualche “nemico” dà l’illusione dello “scampato pericolo”. Tutto sta a vedere come si individua il capro espiatorio.
Il Natale come paradossale gara consumistica. Due famiglie che si contendono il primato del vicinato a colpi di ricchezza ostentata, di sprechi iperbolici e di sfoggi di generosità ipocrita. L’umorismo sferzante dei racconti di David Sedaris è l’occasione per una riflessione prenatalizia non rituale.
Scegliere di morire in modo asettico e senza rischi: è lecito desiderarlo? Ed è lecito aiutare qualcuno a realizzare questo desiderio? Tema attuale e drammatico e quello affrontato nel romanzo di Peter Drehmanns “L’accompagnatore” nel quale il rapporto con la morte si staglia come l’altra faccia della medaglia di quello con la vita.
È possibile, trovandosi in una situazione di separazione forzata dal mondo, maturare un nuovo rapporto con se stessi e con la natura? E che ruolo hanno in questa rielaborazione, la natura, appunto, e la cultura? In questo percorso conduce il romanzo “La parete”, opera del 1963 della scrittrice austriaca Marlen Haushofer.
Il tema è quello di “Bartleby lo scrivano”, racconto di Herman Melville del 1853, e della improvvisa scelta di disobbedienza del protagonista, sintetizzata nella frase “preferirei di no”. La domanda viene spontanea: cosa significa quell’opposizione radicale? E quali conseguenze comporta?