Moni Ovadia è un attore, drammaturgo, scrittore e compositore di famiglia ebraica. Tale ascendenza influenza tutta la sua opera, diretta al recupero e alla rielaborazione del patrimonio artistico, letterario, religioso e musicale degli ebrei dell’Europa orientale. Politicamente impegnato nella sinistra è profondamente critico nei confronti della politica ultranazionalista del Governo di Israele e impegnato nella difesa dei diritti della Palestina e dei palestinesi.
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Il “Giorno della Memoria” è stato istituito per ricordare il genocidio di sei milioni di ebrei. Ricordare è un dovere ineludibile ma sempre prestando attenzione all’oggi. Come ebreo io mi sentirò al sicuro solo quando nessuno avrà titolo di opprimere, sfruttare, usare, strumentalizzare, schiavizzare i suoi simili, a cominciare dai palestinesi.
Sempre più frequenti sono i casi di nomine alla guida di istituzioni culturali grandi e piccole di “disciplinati” incompetenti, di annullamento o mancato finanziamento di eventi con artisti sgraditi e via seguitando. È un segnale di imbarbarimento del tessuto civile ma anche di imbecillità e di miopia politica.
Gridare “al lupo, al lupo” di fronte all’immigrazione non risolve i problemi. L’immigrazione serve da ogni punto di vista a noi. Accogliere è non solo giusto dal punto di vista evangelico e dei diritti universali dell’uomo ma anche per evitare il declino irreversibile delle società avanzate.
La campagna di odio antisemita scatenata contro Liliana Segre è un atto di odio contro la forza della vita e a favore della pulsione di morte. Ma non è un fatto isolato. È anche il portato della pseudocultura della destra italiana, che non ha mai voluto fare i conti con Ventennio e non è antifascista.
Le seconde elezioni israeliane di quest’anno non sembrano promettere granché. C’è una flebile speranza che con esse si concluda il lungo regno di Bibi Netanyahu. Ma, dopo anni di nefasta propaganda e di autentico lavaggio del cervello, è difficile pensare che possa progredire anche la sola idea dello Stato binazionale.
Un nuovo Governo dovrebbe dedicarsi alla bonifica del clima pestilenziale in cui siamo sprofondati, fatto di paure irrazionali, di odio, di fobie, di razzismi. Dovrebbe riattivare un minimo di pedagogia costituzionale. Solo riconoscendo questa priorità, un Governo sarebbe democraticamente credibile e affidabile.
Salvini è un guitto abile e spregiudicato che ripete i trucchi collaudati della commedia dell’arte. «L’Italia agli italiani!»? Il Matteo nazionale sa bene che è una frase vuota e anacronistica. Ma sa anche che fa effetto e gli procura voti. Continuerà ancora. Fino al risveglio della razionalità.
Il 25 aprile è la festa degli italiani. Perché gli italiani sono una comunità nazionale definita dalla Costituzione repubblicana frutto della Liberazione. Chi, come il ministro dell’interno, non intende festeggiarla ignora cosa sono stati il fascismo e la Resistenza e ha, a dir poco, le idee confuse sulla propria identità nazionale.
Nei giorni scorsi Gad Lerner è stato apostrofato con il termine “ebreo”, usato come insulto. È un segnale preoccupante di antisemitismo. Ma un pericolo ancora più insidioso per gli ebrei della diaspora viene dalle politiche del premier israeliano Netanyahu che, per ragioni di potere, legittima i peggiori leader antisemiti.
La sottocultura dell’odio è ancora diffusa in ogni parte del mondo. Basta guardare alla semina di morte di migranti. E accade persino che uno Stato che si definisce ebraico vari una legge razziale che discrimina i palestinesi. Senza la denuncia di tutto questo non serve celebrare ogni anno la giornata della memoria.