Tomaso Montanari insegna Storia dell’arte moderna all’Università per stranieri di Siena. Prende parte al discorso pubblico sulla democrazia e i beni comuni e, nell’estate 2017, ha promosso, con Anna Falcone l’esperienza di Alleanza popolare (o del “Brancaccio”, dal nome del teatro in cui si è svolta l’assemblea costitutiva). Collabora con numerosi quotidiani e riviste. Tra i suoi ultimi libri Privati del patrimonio (Einaudi, 2015), La libertà di Bernini. La sovranità dell’artista e le regole del potere (Einaudi, 2016), Cassandra muta. Intellettuali e potere nell’Italia senza verità (Edizioni Gruppo Abele, 2017) e Contro le mostre (con Vincenzo Trione, Einaudi, 2017)
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La prima vittima della guerra è la verità, intesa anche come verità storica. Lo si vede in maniera evidente in questi giorni nei quali una lettura non scientifica del passato (a cominciare dalla Resistenza) serve a piegare la storia alle esigenze politiche del presente. Lo stesso vale per il patrimonio culturale, dove quadri, beni artistici e musei sono spesso usati a gloria e vanto dei potenti di turno.
Noi diciamo: l’unica guerra giusta è quella che non si fa. Fermatevi! Oggi, tutti noi gridiamo ai pochi maschi, anziani e ricchi, che sono padroni della terra: fermatevi! Non siamo organizzati, non abbiamo rappresentanza, non abbiamo democrazia. Ma sappiamo di essere l’intera umanità. Fermiamo i padroni della terra, i signori della guerra! Fermiamoli, finché è possibile.
A casa nostra si mette il tricolore alla finestra due volte l’anno: il 25 aprile per la Liberazione dai nazifascisti, e il 2 giugno per la Repubblica, il voto alle donne, l’Assemblea costituente. Ma oggi alla finestra c’è la bandiera della pace: perché un coro assordante cerca di trasformare il 25 aprile in una festa del nazionalismo armato. Non è così e i miei compatrioti sono i costruttori di pace, i miei stranieri coloro che affidano il futuro alle armi.
Il 21 aprile a Torino vanno in scena, riassunte in un libro unico nella sua specificità, le strutture e i pupazzi costruiti per la festa dei lavoratori, in 45 anni, da Piero Gilardi, Pietro Perotti e Carlo Minoli. Sono immagini “agite”: dal basso e dal popolo, come in un grande teatro popolare mobile. Come se le facciate dipinte di una città insorgente si mettessero in marcia, ogni primo maggio a Torino.
Il “Bue squartato” di Rembrandt richiama in modo dolente e terribile la passione di Gesù: anzi, la passione di ogni uomo, di ogni fede e di ogni tempo. Oggi, in questo venerdì santo, è impossibile guardare a questo quadro senza pensare a Bucha, alle immagini di quei corpi straziati. Chi ci perdonerà per non aver saputo costruire la pace?
Coerente con una risalente e lunga storia di tradimenti del Vangelo da parte dei cristiani, Kirill, patriarca di tutte le Russie, benedice i cannoni di Putin. E non sono da meno i “principi” cattolici dell’occidente che hanno occhi solo per la guerra, mentre papa Francesco grida, inascoltato, le ragioni della pace. Eppure solo il rifiuto della guerra ci salverà.
Gli ucraini combattono per i valori dell’Occidente, diciamo. Per noi. Noi: gli ipocriti. Noi che alimentiamo la guerra, invece di costruire la pace. Noi che ci diamo da fare perché la guerra si prolunghi. Mandiamo armi convenzionali, ci prepariamo a quelle chimiche, rompiamo il tabù nucleare. Eppure, come diceva Erasmo, solo chi non l’ha provata sul proprio corpo può desiderare che la guerra duri ancora.
Il nazionalismo, con la complicità della guerra, sta uccidendo l’umano. Ebbene, in queste ore, in cui torna a risuonare nei discorsi di politici e giornalisti un terribile amore per la guerra è vitale trovare la forza per prendere le distanze dalla propaganda, e per criticare innanzitutto la nostra parte e la nostra patria. In un momento in cui tutta l’umanità è in pericolo, l’unica identità che conta è quella umana.
Nel bel mezzo di una guerra di aggressione nazionalista e imperialista, a chi va a intitolare il suo principale parco pubblico la cittadina maremmana di Orbetello? Al gerarca fascista Italo Balbo, governatore della Libia per conto del Duce e del Re Imperatore. Incredibile ma vero. Ora la parola è alla Prefettura di Grosseto, dove si spera sia disponibile una copia della Costituzione della Repubblica.
Assistere l’Ucraina fornendo armi letali di offesa è un grave sbaglio che induce rischi sempre più elevati. Per tutti: per gli ucraini anzitutto; e poi per il mondo intero. È difficile decidere come intervenire, ma occorre lavorare per la pace e non per intensificare la guerra. Anche con gesti esemplari, come spostare a Kiev tutte le diplomazie e i capi di governo europei. Senza elmetto.