Enzo Martino, avvocato del lavoro in Torino, è tra i fondatori dell’Associazione “Comma2” ed è stato vicepresidente nazionale dell’associazione Avvocati Giuslavoristi Italiani.
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Le norme a tutela dei riders approvate con legge del 2 novembre scorso segnano un importante salto di qualità rispetto alla precedente legislatura e sono un segnale che il lavoro può essere efficacemente tutelato in tutte le sue forme, superando la dicotomia paralizzante tra il lavoro subordinato e il lavoro autonomo.
Nel nostro Paese una buona parte degli occupati guadagna meno che in passato e vive in una situazione di estrema precarietà. La contrattazione collettiva non è riuscita a contrastare il fenomeno e ciò ha posto al centro del dibattito, non senza polemiche, la questione del salario minimo garantito per legge.
La reintegrazione nel posto di lavoro e il ripristino dell’articolo 18 sono ancora lontani ma, cancellando la predeterminazione rigida e automatica dell’indennità spettante al lavoratore licenziato senza giusta causa, la Corte costituzionale ha riaperto la partita delle conseguenze dei licenziamenti illegittimi.
Il cosiddetto decreto dignità sta per diventare legge. Nel passaggio alla Camera ci sono stati arretramenti e il contrasto al lavoro precario resta insufficiente e contraddittorio. E tuttavia è un segnale in controtendenza rispetto alle politiche del lavoro dell’ultimo quindicennio.
Il “decreto dignità” è un segnale di cambiamento in tema di contrasto della precarietà e di rafforzamento delle tutele contro i licenziamenti illegittimi. Ma, nonostante il trionfalismo degli annunci (e le reazioni di Confindustria), resta poco più di un segnale. Il dibattito parlamentare dirà se è solo un primo passo…