Giuseppe De Marzo, attivista, economista, giornalista e scrittore, lavora da anni nelle reti sociali, nei movimenti italiani e in America Latina. È attualmente responsabile nazionale delle politiche sociali di Libera e coordinatore nazionale della Rete dei Numeri pari.
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Cosa aspettarsi da media e politica di fronte al nuovo “sciopero climatico” degli adolescenti? La provocatoria stupidità dei portatori di smog alla “Libero” che negano la crisi ecologica oppure l’ode ipocrita ai nuovi leader adolescenti che si faranno carico di “salvare la Terra” entro 11 anni altrimenti moriamo tutti?
Siamo dinanzi alla più grave crisi ecologica della storia dell’umanità. Per la prima volta è la nostra stessa sopravvivenza ad essere messa in discussione. Quanto ci viene proposto dalla governance liberista non funziona e le promesse e gli impegni sono stati regolarmente traditi. Solo una nuova agenda può salvarci.
L’Italia che spara è un Paese segnato da povertà e disuguaglianze crescenti e da una criminalità organizzata che su di esse prospera. Non per caso ma perché lì dove mancano politica e diritti, si insediano rimedi che nulla hanno a che fare con la sicurezza, la legalità e, tanto meno, la giustizia sociale.
Il reddito di cittadinanza varato dal Governo non ha nulla a che vedere con l’evocata misura tesa a garantire a tutti il diritto a una vita autonoma e dignitosa. È un sussidio condizionato non dissimile da analoghe misure del passato che non abolirà la povertà, come annunciato al balcone dai ministri del Governo.
Il DEF è il frutto della più classica impostazione liberista. Ma distorte parole d’ordine assicurano al Governo un ampio consenso popolare. Far emergere il paradosso è il primo passo per invertire rotta.
C’è qualcosa che accomuna crolli, dissesti idrogeologici, disuguaglianze, povertà e via elencando: è la cultura di chi ha governato negli ultimi anni e governa oggi all’insegna di un liberismo senza prospettive. Solo noi possiamo cambiare passo.
Le magliette rosse che hanno riempito le piazze gridano la nostra indignazione. La strada del cambiamento sarà lunga. Ma è da momenti simbolici capaci di organizzare il dissenso e costruire un nuovo linguaggio che dobbiamo ripartire.
Lungi dal contrastare povertà e disuguaglianza, il contratto di governo, per quanto riguarda le politiche sociali, si pone in continuità con le misure che hanno determinato la crisi e lascia inalterati i meccanismi che dilatano le disuguaglianze.
La riflessione di Libera: dopo 10 anni la realtà ci racconta di un paese sempre più debole, diseguale, fragile, impaurito e soprattutto incapace di guardare al futuro con speranza.