Già docente di italiano e storia all'istituto Gramsci-Keynes di Prato. Vicedirettore della rivista "Ecole". Tra i fondatori di "Alba" e de "L'Altra Europa" ha partecipato da protagonista a numerosissime iniziative politico-culturali.
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Non è mai esistito, in Italia, un periodo in cui è stata così inesistente la sinistra politica. Ci si aggrappa persino al Governo Conte, all’evidenza subalterno a Confindustria ma le cui alternative sono ancora peggiori. Forse se vogliamo costruire barricate contro la destra occorre creare un territorio nostro da vivere e proteggere.
Molte delle critiche rivolte, con riferimento alla gestione dell’epidemia, al presidente del Consiglio sono strumentali ed eccessive. Ma sul terreno comunicativo Conte ha proprio sbagliato. Con un atteggiamento retoricamente paternalistico e insieme burocratico, così vicino e così lontano: prescrittivo e confuso.
Le strade, a Firenze, sono quasi deserte. Silenzio, una pulizia nuova dell’aria: una meraviglia e, insieme, un’angoscia di fondo che entra nell’anima. La sensazione limpida dell’assenza. Del lutto. Resta, come collegamento con la vita, il rapporto diretto con la mia nipotina e quello, indiretto ma intenso, con i miei ex studenti.
La sinistra in Italia è in una crisi che appare, nei tempi brevi, quasi irreversibile. Dal “sole dell’avvenire” alla nebbia fitta del presente. Il primo passo dovrebbe essere capire cosa è successo negli ultimi anni. Cosa si è mosso, si muove, e soprattutto che cosa di altro si può muovere, a partire da quali bisogni e desideri.
La politica dovremmo proporla e viverla come ricostruzione di socialità, di relazioni, di mutualismo. E non solo sul terreno dei bisogni. Esiste un desiderio di comunità politica, di luoghi comuni in cui ritrovare una dimensione collettiva, in cui poter portare tutta intera la propria vita, la propria storia.