L’inattuale attualità di Giulio Maccacaro

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Giulio Maccacaro è stato una delle figure più importanti del rinnovamento della medicina negli anni ’70 e, contemporaneamente, uno dei padri della rivisitazione, che in quegli anni ebbe un grande impulso, dei rapporti fra scienza e società, con la critica alla cosiddetta neutralità della scienza. È stato ora ripubblicato un libro che raccoglie i suoi principali scritti, Per una medicina da rinnovare, uscito in prima edizione nel 1979, a due anni dalla sua prematura scomparsa. Libro, come ha scritto la curatrice della nuova edizione, Chiara Giorgi, di “inattuale attualità”.

L’introduzione della Giorgi, molto bella e da cui attingerò diversi spunti, fornisce un inquadramento storico completo e utile per capire questa attualità. Maccacaro è stato innanzitutto uno scienziato e un ricercatore, che ha contribuito a rifondare la biometria, nata nel grembo delle scienze naturali, portandola ad occuparsi di medicina e quindi dell’uomo. Questo comportava uscire dalla logica dell’osservatore “oggettivo” per entrare in un rapporto dialettico in cui la persona non è una “cosa”. Per gli importanti risultati scientifici delle sue ricerche fu chiamato a ricoprire a Milano la prima cattedra in Biometria e Statistica medica. Erano gli anni ‘60, e la visione di Maccacaro lo portò rapidamente a confrontarsi con le esperienze che dal basso cominciavano a mettere in crisi l’approccio della medicina tradizionale alla salute, in particolare al rapporto fra lavoro e salute. Dalle lotte di fabbrica emergeva una nuova consapevolezza che non si doveva più delegare agli “esperti” la propria salute, ma che erano i lavoratori ad avere la conoscenza dell’ambiente in cui operavano: era l’affermarsi della “scienza operaia” che si confrontava con i tecnici, ma rivendicando la propria autonoma capacità di analizzare e interpretare le cause di quelle malattie, dette degenerative, che aumentavano di incidenza, peggiorando e accorciando la loro vita. E Maccacaro fu uno dei più lucidi ed autorevoli attori di questo ribaltamento di prospettiva: la medicina è “un modo del potere”, scrisse. Affermazione non leggera, e che oggi (ma anche allora) può scandalizzare molte persone per bene. Ma per lui, sempre legato al metodo scientifico e alla distinzione fra ipotesi, verificabili, e congetture, che non lo sono, questa analisi di classe della medicina era il punto di partenza per «l’elaborazione di un sapere medico-scientifico volto a contrastare le disuguaglianze e a promuovere una società giusta e libera» come scrive Chiara Giorgi. Da questo punto di vista Maccacaro è stato, a mio parere, ancora più radicale di un’altra grande figura di quegli anni, Marcello Cini, che poneva l’esigenza di una “scienza critica”; forse la maggiore radicalità era dovuta al fatto che il primo non aveva a che fare tanto con la scienza in generale, ma con quella che, presentandosi come scienza, decideva della vita degli uomini.

Maccacaro non si fermava alla critica, ma si dava un sacco da fare: da una parte fu promotore del movimento “Medicina Democratica”, fondò la rivista “Epidemiologia e Prevenzione” e collane di libri, collaborò ad altre iniziative, come la rivista “Sapere”; dall’altra diede il suo fondamentale contributo alla stagione di inchieste sulla salute in ambiente di lavoro, partite agli inizi degli anni ‘60, anche grazie all’impegno di un altro protagonista, il medico e psicologo Ivar Oddone (anche lui ricordato, insieme a Cini e ad altri, nell’Introduzione) che a Torino, alla Fiat Mirafiori, con un gruppo di delegati ed operatori sindacali della V Lega FLM (sì, allora c’era una Federazione Lavoratori Metalmeccanici, unitaria!) costruì i primi strumenti operativi per il controllo della nocività ambientale. Un’altra conquista di quell’epoca, i corsi delle 150 ore, consentì di dare un riconoscimento e un’organizzazione a questo impegno. Chi come lo scrivente ha avuto la fortuna negli anni ‘70 di partecipare al corso delle 150 ore su danni da rumore e vibrazioni, partito appunto dalla V Lega (e vorrei ricordare Gianni Marchetto, delegato e poi operatore, che fu il promotore di quest’esperienza) e poi estesosi a un grande numero di altre Leghe e fabbriche torinesi, ne ha avuto cambiata la vita, per sempre… Il lavoro di inchiesta sulle linee, delegato per delegato, lavoratore per lavoratore, produsse uno strumento di analisi assolutamente innovativo: la costruzione delle “mappe grezze”, che traducevano in dati e informazioni concrete la realtà dei reparti, individuavano le fonti di rischio, ne fornivano una prima, ancora sommaria, quantificazione. Era la “scienza operaia” che, senza la pretesa di scientificità formale, forniva ai tecnici – e ai lavoratori stessi – gli strumenti di intervento e di rivendicazione, che portarono a accordi che migliorarono significativamente le condizioni di lavoro.

Per Maccacaro, riprendendo ancora alcuni suoi passaggi ricordati nell’Introduzione, queste pratiche hanno contribuito a creare le condizioni «perché sia possibile la nascita di una nuova scienza, la scienza di un altro potere…. In altre parole non credo che lo scienziato possa risolvere da solo il suo problema, quale che sia la sua scelta di campo politico. Né lo ha mai risolto da solo, anche se ne è stata coltivata in lui l’illusione. Il suo problema si risolve soltanto se diventa problema della classe, se si pone nel pensiero della classe e concorre alla liberazione di questo pensiero». Frasi forti, vero? Non so chi le direbbe oggi. Ma quella fu «una stagione storica in cui il cambiamento non solo era pensabile, ma si diede concretamente» (ancora dall’Introduzione). E riuscì anche a incidere a livello delle istituzioni.

La riforma sanitaria del 1978, che istituì un sistema universalistico e egualitario, che Maccacaro non potè vedere, arrivò anche grazie a quelli che come lui, Basaglia e non molti altri all’inizio, ma capaci di coinvolgere le energie migliori del paese, riuscirono a rompere, almeno in parte, la continuità di un sistema sanitario che escludeva il soggetto e delegava tutto all’Istituzione. Pensava a un sistema in cui «prevenzione è promozione e tutela della salute», pertanto essa non può restare nel solo ambito individuale ma compiersi in quello sociale, «cioè l’ambito di vita e di lavoro». Non fu la rivoluzione, ma una riforma che cambiò la vita a milioni di persone.

Da allora molta acqua è passata sotto i ponti, e anche molto fango, profuso a piene mani da quel potere capitalista che si sentì minacciato e reagì con tutti gli strumenti che aveva a disposizione. Ma quelle pagine vanno lette perché sono ancora attuali: quando combattiamo per salvare quanto di utile e positivo c’è ancora in un sistema sanitario devastato da un liberismo che usa anche la burocrazia per togliere diritti, quando come associazioni ci mobilitiamo per contrastare i tagli alla cura degli anziani e dei disabili, quando cerchiamo di organizzare esperienze di mutuo soccorso, siamo ancora nel solco tracciato da Maccacaro e dagli altri, piccoli e grandi, che in quegli anni pensarono a un mondo libero, almeno un po’, dal giogo del profitto.

Scheda

Giulio Alfredo Maccacaro, Per una medicina da rinnovare, PGreco-Filorosso, 2025, pp. 519, 1ª ed. Feltrinelli 1979.

La prima edizione contiene una prefazione di Giovanni Berlinguer, Giorgio Bert, Albano Del Favero, Massimo Gaglio, i colleghi e amici che hanno curato i quattro capitoli tematici in cui sono raccolti gli scritti: 1. Le applicazioni biomediche della metodologia statistica e del calcolo elettronico; 2. Critica della scienza; 3. I problemi dell’ambiente e della popolazione; 4. La politica sanitaria.

Gli autori

Davide Lovisolo

Davide Lovisolo è stato docente di Fisiologia all'Università di Torino dal 1968 al 2015. Dal 1968 ha militato nei movimenti di base, è stato attivista politico in Avanguardia Operaia e poi in Democrazia Proletaria fino al 1978; dal 1980 al 1991 ha militato nel PCI. È stato uno dei responsabili del movimento per il diritto alla casa a Torino negli anni Settanta, delegato sindacale e esponente del Coordinamento Genitori torinese dal 1992 all'inizio degli anni 2000. Da anni è attivo nella cooperazione sociale.

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