In ogni telegiornale si susseguono le trionfalistiche “sparate” della destra secondo cui, grazie all’azione del Governo Meloni, le condizioni sociali ed economiche degli italiani sono, nell’ultimo anno, nettamente migliorate. A smentire la grancassa mediatica ci sono peraltro, oltre alla percezione dei cittadini e delle cittadine che vanno a fare la spesa, i dati dell’Istat.
L’Istituto di statistica, infatti, ha diffuso, nei giorni scorsi, le stime preliminari della povertà assoluta per l’anno 2023 insieme alle stime preliminari delle spese per consumi delle famiglie che, come noto, costituiscono la base informativa per gli indicatori della povertà assoluta. Sono infatti classificate come assolutamente povere le famiglie con una spesa mensile pari o inferiore a una soglia minima corrispondente all’acquisto di un paniere di beni e servizi considerato essenziale a garantire uno standard di vita minimamente accettabile nel contesto di riferimento e a evitare gravi forme di esclusione sociale. Le stime definitive saranno rese disponibili il 10 ottobre 2024 (Spese per consumi) e il 17 ottobre 2024 (Povertà). I dati diffusi in questa nota, pur suscettibili di revisioni nei mesi prossimi, smentiscono l’ottimismo del governo e della maggioranza.
Secondo le stime preliminari, nel 2023, le famiglie in povertà assoluta si attestano all’8,5% del totale delle famiglie residenti (erano l’8,3% nel 2022), corrispondenti a circa 5,7 milioni di individui (9,8%; quota pressoché stabile rispetto al 9,7% del 2022). Invariata anche l’intensità della povertà assoluta a livello nazionale (18,2%). Nel Nord, dove le persone povere sono quasi 136mila in più rispetto al 2022, l’incidenza della povertà assoluta a livello familiare è sostanzialmente stabile (8,0%), mentre si osserva una crescita dell’incidenza individuale (9,0%, dall’8,5% del 2022). Il Mezzogiorno mostra anch’esso valori stabili e più elevati delle altre ripartizioni (10,3%, dal 10,7 del 2022), anche a livello individuale (12,1%, dal 12,7% del 2022). L’incidenza di povertà assoluta è stabile all’8,2% tra le famiglie con persona di riferimento occupata (interessando oltre 1 milione 100mila famiglie in totale). Da segnalare, però, un peggioramento rispetto al 2022 della condizione delle famiglie con persona di riferiento lavoratore dipendente: l’incidenza raggiunge il 9,1%, dall’8,3% del 2022, riguardando oltre 944 mila famiglie.
Nel 2023 poi, sempre secondo le stime preliminari, la spesa media mensile cresce in termini correnti del 3,9% rispetto all’anno precedente ma, in termini reali, si riduce dell’1,8% per effetto dell’inflazione (+5,9% la variazione su base annua dell’indice armonizzato dei prezzi al consumo), senza particolari differenze tra le famiglie più o meno abbienti.
La conclusione non lascia dubbi. Nell’ultimo anno le condizioni degli italiani hanno subito un ulteriore, seppur lieve, peggioramento. C’è poco da essere ottimisti!
Qui il link alle anticipazioni dell’Istat sulla povertà assoluta in Italia.
