Lorenzo Guadagnucci, giornalista e blogger, lavora al “Quotidiano nazionale” (Resto del Carlino - La Nazione - Il Giorno). Durante il G8 di Genova del luglio 2001 fu tra i giovani percossi e arrestati nella suola Diaz. Fondatore e animatore del Comitato verità e giustizia per Genova ha scritto, con Vittorio Agnoletto, “L’eclisse della democrazia. Le verità nascoste sul G8 di Genova” (2011).
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Il pestaggio, a Genova, del giornalista di “Repubblica” non è un atto isolato. La mente va a quanto accaduto nelle stesse strade nel luglio 2001 e poi in decine di altri luoghi. Nulla è cambiato da allora. E le responsabilità dei vertici istituzionali e della politica sono sotto gli occhi di tutti.
La stagione dei sindaci-sceriffo non tramonta mai e anzi si rinnova di continuo da oltre un decennio. A volte riscoprendo un vecchio amore: le zone rosse. Il panorama spazia da piccoli paesi come Calolziocorte a grandi città come Firenze e ai sindaci (di destra e di centro sinistra) si affiancano i prefetti.
Il 15 febbraio il gip militare di Roma ha archiviato il procedimento aperto nel 2011 sulla strage di Domenikon: 150 civili uccisi in Grecia nel 1943 per rappresaglia dall’esercito italiano. 76 anni dopo non si poteva probabilmente fare altrimenti. Ma sarebbe auspicabile che non venisse archiviata anche la memoria.
25 anni fa, in Chiapas, iniziava una nuova stagione che negli anni successivi, da Seattle a Genova, si è sviluppata all’insegna di “un altro mondo possibile”. Sappiamo com’è finita. Ma il crac finanziario del 2008 ha dimostrato quanto fossero fondate quelle analisi. Da lì occorre ripartire per una nuova idea di politica.
Una democrazia si regge sulla trasparenza. È ciò che manca in Italia, come dimostrano l’omertà e i falsi che hanno accompagnato il caso Cucchi.
Il collasso ambientale incombe e l’impossibilità di mantenere un’economia della crescita è evidente. Ma il mondo continua a essere dominato dall’ideologia del mercato. Un segnale in controtendenza viene da un recente documento di economisti. Ma solo la ripresa del conflitto potrà cambiare il paradigma.
Il fascismo va di moda fra i giovani. L’antifascismo invecchia e la sua forza morale e politica si affievolisce. Per invertire la marcia occorre cambiare passo: i valori dell’antifascismo devono essere calati nelle grandi questioni attuali. Altrimenti non parlano più a nessuno.
La storia ufficiale dice che la sfida politica ai santuari del “finanzcapitalismo” è finita a Genova, in quel caldo luglio del 2001. Ma la visione del mondo messa in campo tra la rivolta di Seattle e l’opposizione genovese al G8 non è oggi meno valida di allora.
Anche le nostre forze di polizia avranno in dotazione il taser, la pistola elettrica stordente. Un’alternativa non letale alle armi da fuoco, si dice. Ma non è così: il taser è piuttosto uno strumento aggiuntivo alle armi tradizionali, ed è “non letale” per modo di dire: in USA e Canada, ad esempio, dal 2001 a oggi sono ormai più di mille i morti a seguito del suo uso.