Franco Guaschino, laureato in Scienze Politiche, ha lavorato soprattutto nella comunicazione visiva. Prima fotografo, poi regista e produttore, ha realizzato documentari, filmati promozionali e qualche opera di finzione. Negli ultimi dieci anni di attività si è dedicato alle montagne, nel quadro di quello che si chiamava “Laboratorio dello sviluppo sostenibile”. Da qualche anno in pensione, vive in una casa in mezzo ai boschi, sulla montagna sopra Torre Pellice.
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Per definire quale sinistra vogliamo occorre, anzitutto, capirsi, cioè usare un lessico condiviso. Il tratto distintivo della sinistra è, per molti di noi, l’anticapitalismo. Ma non basta. Occorre anche concordare su ciò che proponiamo in alternativa. E qui si susseguono molti termini che richiedono un approfondimento: liberismo, crescita, sviluppo, progresso…
Nell’attuale, deprimente, situazione sociale e politica il rischio è la ricerca individuale di vie di fuga. Lo si tocca con mano anche a sinistra, dove prevale la spinta a improvvisate alleanze antifasciste. Non basta: bisogna affrontare i problemi alla radice, individuando le ragioni della sfiducia e del panico e dando vera speranza alle persone.
«Ogni volta che ci piombano addosso le elezioni ci arriviamo impreparati e siamo costretti a votare tappandoci il naso. La stessa solfa da trent’anni». In un dialogo immaginario tra una studentessa ventenne, un’insegnante di 45 anni e un tecnico specializzato intorno ai 60, si intrecciano massimalismo, speranze, delusioni, aperture…
Cosa intendiamo per sinistra? Occorre essere “duri e puri” o capaci di dialogare? Qual è il ruolo degli intellettuali? Come rendere efficace e partecipata l’attività politica? Quali iniziative concrete sui territori? Come mettere in campo nuove visioni e proposte? Sono alcune delle domande a cui rispondere per provare a invertire la crisi della sinistra.
La popolazione del mondo cresce a dismisura. A fine secolo salirà a 10 miliardi, con un aumento di 10 volte in 250 anni. Il liberismo sostiene che ci saranno risorse per tutti ma si preoccupa solo di salvaguardare i più ricchi. La vita sulla Terra può ancora essere bella. Ma solo con modelli di sviluppo che assicurino condizioni adeguate per tutti.
Parlare con il popolo è molto diverso da parlare al popolo; anzi, è proprio l’opposto. È uno scambio bidirezionale, che alterna dire e ascoltare. Invece, parlare al popolo, in un’unica direzione, è la modalità tipica dei populisti di ogni genere, che non hanno bisogno di sentire, perché ritengono di sapere già cosa conviene dire. È una considerazione che sarebbe bene tenere sempre presente. Anche a sinistra.
Il capitalismo provoca ingiustizie e disuguaglianze, ma è oggi vincente. Per contrastarlo occorre una confluenza di pensieri innovativi e di azioni concrete nei territori. Il presupposto è che i dogmi economici capitalistici sono privi di base scientifica e che l’economia è, invece, l’insieme di conoscenze che può guidarci a utilizzare le risorse disponibili (senza esaurirle) per soddisfare i bisogni di tutta l’umanità.
Dopo anni la definizione per legge del salario minimo è entrata nella agenda politica. Almeno in quella dell’opposizione. Oltre ai progetti in discussione alla Camera c’è sul tappeto una proposta di legge di iniziativa popolare, predisposta da Unione Popolare. Ad essa è dedicato il commento di Antonello Patta e Franco Guaschino.
Abbiamo bisogno di trasformare un’indefinita e altalenante speranza in qualcosa di più costruttivo. Ci aspetta un combattimento quotidiano per costruire una rivoluzione: della convivenza, dei consumi, del lavoro… Ma senza un’organizzazione politica operativa, non si inizia nemmeno il cammino. Non chiamiamolo, per ora, partito: va meglio movimento organizzato?
Anche nella politica la comunicazione è essenziale. Oggi il pensiero di sinistra, già identificato con gli errori del comunismo, è messo a dura prova dall’apparente contrasto tra la necessità di evitare degrado ambientale ed esaurimento delle risorse e l’esigenza di distribuire lavoro, reddito e benessere. Solo una comunicazione capace di dimostrare la conciliabilità di quegli obiettivi potrà farci uscire dall’isolamento.